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4 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:03

La cattura di Nicolás Maduro dopo tre ore di bombardamento statunitense non segna la fine del Chavismo. In fondo, la trentennale struttura politica e militare, profondamente radicata a Caracas, resta in piedi, anche se ferita. La sua guida, in queste ore difficili, è il ministro dell’Interno, Diosdado Cabello Rondón: classe 1963, “numero due” di facciata, ma leader ombra della Revolución. Lo sa bene la Dea, che su di lui ha posto una taglia da 25 milioni di dollari: la metà di quanti offerti per Maduro, ma sempre pronta ad aumentare, a seconda del bisogno. Lo sapeva già Hugo Chávez che nel suo ultimo discorso a fine 2012, poco prima dell’intervento a Cuba, chiese di eleggere Maduro, affidando a Diosdado la vera politica, quella dietro le quinte. “Dovevate pregare perché Chávez rimanesse in vita, signori dell’opposizione”, ha avvertito dopo l’annuncio della morte del leader rivoluzionario, osservando: “Era lui l’unica diga nei confronti di molte idee folli che talvolta ci passano per la testa”.

Fedelissimo di Chávez