MESTRE (VENEZIA) - «So già che i carabinieri mi chiameranno, perché Riccardo era un mio amico ed è venuto da me a Tenerife, ma io non sapevo niente di tutto ciò che aveva fatto. Ovviamente io dirò loro tutto ciò che so, senza nascondere niente, perché il mio amico non doveva arrivare a tanto ed è giusto che paghi».

A parlare è uno dei conoscenti del vigile urbano Riccardo Salvagno, arrestato con l'accusa dell'omicidio in concorso del 25enne Sergiu Tarna. Un uomo che, come molti altri, rientrerebbe nella vasta rete di relazioni che l'agente avrebbe costruito nel tempo attorno alla sua grande passione per le auto elaborate. Negli anni, infatti, Salvagno sarebbe riuscito a inserirsi in una comunità molto compatta di appassionati, legata non solo dall'interesse per i motori, ma anche da rapporti personali, scambi di favori, competenze e contatti. Un mondo in cui i raduni non rappresentano semplici esposizioni di mezzi, ma veri e propri momenti di aggregazione. Sarebbe proprio facendo leva su questa "ragnatela" di conoscenze che il vigile avrebbe cercato di far perdere le proprie tracce subito dopo l'omicidio, riuscendo anche a trovare ospitalità all'estero. Non solo, sempre grazie a questa rete sarebbe stato in grado di far "scomparire" la propria auto da Verona, dove era arrivato la mattina del 31 dicembre dopo essere passato per Gorizia (due passaggi riportati nell'ordinanza del giudice, che ricostruisce i movimenti della sua Volkswagen Polo dopo l'omicidio).