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Spari sulla folla, già centinaia di vittime e 3mila arresti. Le Guardie in massima allerta. Il regista Panahi: "Repressione sfacciata". Trump: "Pronti ad aiutare"

Pena di morte. La teocrazia iraniana sventola l'arma più potente per tentare di fermare le proteste che ormai incendiano l'Iran da 14 giorni. Sarà perseguito come "nemico di Dio" chi scende in strada contro il regime, è l'avvertimento del procuratore generale Azad, braccio del potere islamista abituato all'uso del capo d'imputazione come pretesto per giustiziare gli oppositori. La polizia avverte i cittadini di prendersi cura dei propri figli, giovani e adolescenti, perché "per proteggere la vita e la proprietà delle persone, è all'ordine del giorno un'azione decisa e senza compromessi contro i rivoltosi". La Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, ha posto anche le Guardie della Rivoluzione in uno stato di allerta più elevato rispetto a quello in cui si trovava durante la guerra dei 12 giorni di giugno scorso con Israele, riferiscono funzionari di regime al britannico Telegraph.