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Ultimo aggiornamento: 14:01
Il nemico che ha dentro l’ha scoperto alla vigilia di un voto, e qui la malasorte è stata anche beffarda. “Era un sabato, il 22 novembre. Il giorno dopo si sarebbe votato in Campania, la mia regione, dove avevo fatto settimane di campagna elettorale, e io stavo in un ospedale sedato, per sottopormi a una biopsia”.
Il vicepresidente della Camera Sergio Costa, già ministro per l’Ambiente per i Cinque Stelle, generale di Corpo d’armata dei Carabinieri, si ferma e beve il primo di tanti sorsi d’acqua. In quel bicchiere affoga le emozioni quando sono troppo forti, da quell’acqua cerca la spinta per continuare a parlare. Costa, classe 1959, vuole raccontare al Fatto della sua malattia, un tumore alla prostata. Vuole spiegare che l’avversario lo sta affrontando con medici e in strutture della sanità pubblica, da cittadino qualunque: “Non ho chiesto favori o scorciatoie, glielo giuro. Ho fatto le impegnative, sono andato alla mia Asl. Io ero e sono il paziente Costa, non l’ex ministro”.
Ma non solo. Il deputato va oltre, e quasi se ne rammarica: “Forse non dovrei dirglielo, ma questa malattia mi ha dato più di quanto abbia tolto, anche se ora sono diventato un codice 048, un paziente oncologico esentato dai ticket”. Abbozza un sorriso, l’ex ministro. Prova a togliere peso e forza alla maledizione piovutagli addosso quando pensava a tutt’altro: “Ero concentrato sulla Campania, nel portare avanti le idee e le battaglie del Movimento”. Ma c’era già qualcosa che non andava: “Non stavo bene, e allora ho chiamato il mio urologo, un amico”. Così ecco la biopsia all’ospedale di Aversa. E i primi sguardi preoccupati, la prima sentenza ancora non formale: “Dopo l’esame il medico mi ha confermato che c’era qualcosa nella prostata”. Il lunedì la diagnosi ufficiale, con il tumore localizzato in tre punti della prostata.






