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10 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:01
Il nemico che ha dentro l’ha scoperto alla vigilia di un voto, e qui la malasorte è stata anche beffarda. “Era un sabato, il 22 novembre. Il giorno dopo si sarebbe votato in Campania, la mia regione, dove avevo fatto settimane di campagna elettorale, e io stavo in un ospedale sedato, per sottopormi a una biopsia”.
Il vicepresidente della Camera Sergio Costa, già ministro per l’Ambiente per i Cinque Stelle, generale di Corpo d’armata dei Carabinieri, si ferma e beve il primo di tanti sorsi d’acqua. In quel bicchiere affoga le emozioni quando sono troppo forti, da quell’acqua cerca la spinta per continuare a parlare. Costa, classe 1959, vuole raccontare al Fatto della sua malattia, un tumore alla prostata. Vuole spiegare che l’avversario lo sta affrontando con medici e in strutture della sanità pubblica, da cittadino qualunque: “Non ho chiesto favori o scorciatoie, glielo giuro. Ho fatto le impegnative, sono andato alla mia Asl. Io ero e sono il paziente Costa, non l’ex ministro”.






