Sono state le associazioni, i comitati, i medici e gli operatori sanitari, i cittadini comuni, perfino la diocesi di Oppido Mamertina-Palmi e tutti i sindaci della Piana di Gioia Tauro ad agitare le acque della sanità pubblica calabrese. Focolai di protesta divampano da nord a sud della regione, tra flashmob, denunce, petizioni e fiaccolate (a Vibo, a Tropea, a San Giovanni in Fiore, a Locri, a Castrovillari), contro disservizi e strutture al collasso. Ma è a Polistena che si è passati a una vera mobilitazione. Un sit in di quattro giorni davanti all’ospedale con i cittadini che hanno trascorso la notte nelle tende, anche sotto la pioggia.

Valensise, la “pasionaria” della sanità calabrese

A tenere insieme le voci della rivolta contro il possibile rischio della chiusura della struttura ospedaliera, il Comitato spontaneo per la tutela della salute, coordinato dalla “pasionaria” della sanità pubblica calabrese Marisa Valensise, perito fonico del tribunale di Palmi, che si è data una mission precisa: lottare per restituire ai cittadini della Piana e a tutti i calabresi il diritto alla salute e alla cura nella propria regione.

Carenze di personale a Polistena

L’ospedale Santa Maria degli Ungheresi è uno spoke che serve un territorio vasto, abitato da più di 180mila cittadini: 32mila accessi al pronto soccorso nel 2025, 53mila le prestazioni di radiologia (con il 40% di utenza esterna) e 1500 gli interventi chirurgici. «Siamo una struttura di riferimento per tutta l’area della Piana»: Niky Cordopatri è il primario di Radiologia e fa i conti con una carenza di personale cronica. «Il mio reparto resta in piedi con turni faticosissimi di 4 medici oltre me – aggiunge -. Uno è un cubano. Però, dovrebbero essere almeno il doppio».