Nella prima parte del 2026 ci saranno oltre 3.300 assunzioni di bancari. Se è vero che il settore del credito negli ultimi anni ha conosciuto una contrazione occupazionale importante - sempre gestita con uscite volontarie e incentivate e prepensionamenti con il Fondo di solidarietà a carico delle banche e senza mai fare un licenziamento -, lo è anche che gli ultimi accordi sindacali di alcuni grandi gruppi hanno alzato il tasso di sostituzione tra uscite ed entrate e danno un segnale importante sul capitolo nuova a buona occupazione. Soprattutto in questo momento in cui sta arrivando a scadenza il contratto collettivo nazionale di lavoro Abi (fine marzo) e arriveranno alcuni importanti piani industriali, come quello di Intesa Sanpaolo previsto per febbraio.
Si alza tasso di sostituzione tra uscite e nuovi ingressi
Se in passato la prassi non scritta tra banche e sindacati prevedeva una nuova assunzione ogni due uscite, oggi il tasso di sostituzione ha anche superato il 100% ossia una nuova assunzione ogni uscita, come accaduto con l’ultimo accordo di UniCredit o l’80% come accaduto in Bper. Per arrivare al nostro numero complessivo, come ricostruito dalla Fisac Cgil, bisogna ripercorrere a ritroso gli accordi sindacali di secondo livello di fine anno siglati da tutti i sindacati (Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin). L’ultimo in ordine di tempo è quello di Unicredit, che prevede 436 assunzioni a fronte di 484 uscite nel triennio 2026-2028 e recepisce interamente il Protocollo Abi in sostegno alle donne vittime di violenza, che consentirà di far assumere nel prossimo triennio 58 fra donne e figli e figlie di donne vittime di femminicidio, incrementando di fatto il perimetro occupazionale e il tasso di sostituzione tra pensionati e neo-assunti, portando il totale delle nuove assunzioni a 494 e superando così l’uno a uno nel meccanismo di uscite e assunzioni.







