Dal 2004 la categoria dei bancari ha perso 75mila lavoratori. I dati rielaborati dalla Fondazione Fiba (First Cisl) dicono infatti che al 31 dicembre del 2004 i bancari nel loro complesso erano 337.023. Al 31 dicembre del 2024 erano 261.653. Tutto questo, dice il segretario generale della First Cisl, Riccardo Colombani, «nonostante ci siano state oltre 40mila assunzioni con il Fondo per l’occupazione». Sono numeri che, in vista del risiko bancario e delle 5 operazioni annunciate che coinvolgono oltre 100mila bancari, fanno dire a Colombani che «serve un nuovo patto sull’occupazione». Anche in considerazione di quello che è accaduto nell’ultimo triennio.

La riduzione dei bancari nelle grandi banche

Nel solo periodo che va dal 2021 al 2024 le 5 banche più grandi del Paese hanno ridotto i perimetri occupazionali di 20mila lavoratori, con UniCredit in testa con 10.410 bancari in meno, un calo di oltre il 12%, secondo la rielaborazione della Fondazione Fiba Cisl. A seguire c’è Intesa Sanpaolo con una riduzione di 2.951 pari al 3%, poi Banco Bpm con 947 lavoratori in meno (-4,6%), Mps con una riduzione di 4.517 (-21,3%), Bper con 1.896 (-8,9%). Al congresso della First Cisl - che si chiude domani a Roma - da un lato c’è stata la valorizzazione dell’importante riconoscimento economico di 435 euro dell’ultimo rinnovo, ma dall’altro ha serpeggiato la preoccupazione per «la draconiana riduzione dell’occupazione nelle banche non cooperative», sottolinea Colombani. Numeri alla mano, nel 2024 secondo i dati rielaborati dalla Fondazione Fiba, il rapporto costo del lavoro su proventi operativi è ulteriormente diminuito al 24,3% (dal 24,8%), e il costo del lavoro è ancora in calo, per effetto della riduzione degli occupati. Per Colombani «serve una governance condivisa tra associazioni datoriali e sindacati».