«In una fase così delicata, da anni, dei piani industriali, degli esuberi e dei prepensionamenti e pensionamenti volontari siamo riusciti a far assumere dalle banche 45mila giovani lavoratori, tutti con accordi sindacali. Chi può vantare, negli altri settori, dei numeri e dei risultati, socialmente così importanti?». Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni al 154° consiglio nazionale della Fabi ripercorre un anno e mezzo di di risultati sindacali straordinari a cominciare dal contratto che si è chiuso a fine 2023 con l’aumento più alto di tutti i contratti, 435 euro medi. Ma anche, ricorda Sileoni «con la difesa di diritti, welfare, formazione, occupazione giovanile. Quel contratto non è solo un successo sindacale o personale, è un atto politico. Non è solo un contratto, è una scelta di campo, perché il lavoro va pagato, riconosciuto, rispettato. E altri grandi risultati sono stati raggiunti, dai nostri coordinamenti».
Il risiko bancario
Quei risultati, però, oggi vanno calati in un contesto dove in pochi mesi sono state messe in piedi offerte di scambio, ben cinque, che riguardano 102.700 lavoratori, praticamente più di un dipendente su tre: Unicredit-Banco Bpm, Banco Bpm-Anima, Bper-Popolare di Sondrio, Mps-Mediobanca e Ifis-Illimity. In questo contesto, dice Sileoni, «è più che mai necessario affrontare temi quali la gestione del cambiamento organizzativo in atto nelle banche e l’utilizzo delle nuove tecnologie applicate al settore. Il cambiamento spesso può mettere ansia e preoccupazioni, ma il cambiamento bisogna affrontarlo guardandolo in faccia, così come bisogna sempre guardare in faccia i problemi della vita. Se non lo fai, ti metti nelle mani e nelle decisioni di altri. E questo aspetto non mi è mai particolarmente piaciuto». Sui numeri che questo cambiamento produrrà, aggiunge Sileoni, «neanche i diretti interessati sanno come andranno a finire le operazioni. I numeri sono nei dossier preventivamente studiati dai gruppi che non li comunicano pubblicamente. Ma quando si mettono insieme due strutture è chiaro che il sindacato deve aspettarsi che ci siano degli esuberi. Quello bancario non è un sistema, è un settore dove c’è una certa competizione. Il sindacato deve farsi trovare preparato, ci siamo costruiti strumenti per essere autonomi, ci risolviamo i problemi all’interno senza stressare e senza licenziamenti».







