C’è un modo elegante per raccontare uno scandalo senza raccontarne le responsabilità. Basta fare una carrellata impeccabile dei guai, fermarsi un secondo prima della domanda decisiva e poi indicare il bersaglio più comodo: chi governa oggi. È esattamente l’operazione compiuta, ieri, dal quotidiano “Domani” sul caso dell’Istituto Sant’Alessio-Margherita di Savoia: un inventario puntuale di debiti, immobili abbandonati, tensioni interne e indagini, ma una clamorosa rimozione selettiva di un dettaglio non secondario. Chi ha prodotto tutto questo. L’articolo elenca cifre, nomi, esposti, persino metri quadri. Ma evita con cura di pronunciare una parola che dovrebbe stare nel titolo: cronologia. Perché se si mettono in fila le date, il racconto si ribalta. E non di poco. Ventiquattro milioni di debiti.

Patrimonio da 230 milioni che non rende. Servizi ridotti, utenti scontenti, contenziosi. Tutto vero. Ma tutto precedente all’attuale gestione. Il buco non nasce ieri. Non nasce con la giunta Rocca. Non nasce con il governo Meloni. Nasce e cresce quando la Regione Lazio era guidata dal centrosinistra, con Nicola Zingaretti saldamente al comando dal 2013 al 2022. Nove anni. È lo stesso articolo a dirlo, quasi distrattamente: dal 2017 il patrimonio immobiliare del Sant’Alessio non produce rendite. Dal 2017. All’epoca Zingaretti era al suo primo mandato pieno, con una macchina regionale rodata e nessuna “destra cattiva” cui addossare colpe. Eppure, da quel momento, 630 immobili smettono di rendere. Non uno. Seicento. Una catastrofe amministrativa silenziosa, passata sotto il radar mediatico finché non è diventata ingestibile. Poi c’è il capitolo stipendi. I famigerati ventimila euro chiesti indietro ai dipendenti. Scandalo? Forse. Ma il salario accessorio contestato copre il periodo 2016–2024. Nel 2016 la Regione era ancora governata da Zingaretti. Le erogazioni partono lì. Vengono autorizzate, reiterate, consolidate per anni. Oggi qualcuno prova a rimettere mano a quei conti e la narrazione si capovolge: non chi ha creato il problema, ma chi lo scopre diventa il colpevole.