Si riapre il confronto sui temi dell’automotive, con il tavolo del Mimit convocato il 30 gennaio prossimo per riavviare il dialogo con le sigle del comparto (Anfia, Unrae, Federauto, ecc), i sindacati e le Regioni che ospitano gli stabilimenti di assemblaggio auto. Al centro ci sono le misure che il ministero guidato da Adolfo Urso vorrà mettere in campo per sostenere il mercato (domanda) e l’industria (offerta). Dunque incentivi alla domanda e strumenti di politica industriale da mettere in campo nel 2026.
Il Piano Automotive originariamente introdotto dal premier Mario Draghi, con una dotazione complessiva di 8 miliardi, era stato ridotto dalla Legge di Bilancio del 2025 di 4,6 miliardi, con l’assicurazione però di tradurre l’impegno in un piano pluriennale per il settore, che però ha saltato il 2025. Occhi puntati dunque da parte dei player del settore al Dpcm che dovrà stanziare le risorse per il 2026 e recuperare, come di audura l’Anfia, quelle non assegnate nel 2025.
All’ordine del giorno, ricorda la nota del ministero guidato da Adolfo Urso, il ruolo dell’Italia nel processo di revisione del regolamento europeo sulle emissioni CO2, l’esame della proposta di modifica della Commissione Ue - con particolare focus su flotte aziendali e veicoli pesanti -, e l’approfondimento delle misure di politica industriale per i prossimi anni.






