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Reintegrato dalla Suprema corte. Ma la riforma cambia tutto

Dove non arriva il Csm ci pensa la Cassazione. Uno dei pochi magistrati cacciati per indegnità dal Consiglio superiore della magistratura si vede restituita la toga grazie a una decisione della Suprema Corte, che ritiene infondata solo uno dei cinque capi d'accusa contestati al collega. Di tutte le altre accuse, anche la Cassazione ritiene che il giudice sia colpevole, e sono colpe pesanti: in pratica, il magistrato avrebbe dispensato per anni incarichi professionali a un suo intimo amico, ottenendo a sua volta dall'amico incarichi professionali per oltre trecentomila euro per la propria moglie. Ma questo per la Cassazione non è un buon motivo per licenziarlo.

È una vicenda di notevole attualità, perché quanto accaduto non potrà più ripetersi se la riforma della giustizia entrerà in vigore venendo confermata dal referendum del prossimo marzo. Infatti i provvedimenti disciplinari a carico dei magistrati non verranno più decisi dal Csm ma da un'Alta corte di giustizia, e i ricorsi contro i provvedimenti non approderanno più in Cassazione ma ad un'altra sezione della stessa Alta Corte. Non sarà più possibile che magistrati che hanno commesso colpe anche gravi vengano salvati dai loro stessi colleghi.