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Abbattuta la statua di Soleimani, rivolta nella città della Guida Suprema. "Rischio massacro"

In fiamme un edificio governativo a Mashhad, la seconda città più grande dell'Iran, che ha dato i natali alla Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khameini, capo di Stato costretto a sopportare le immagini dei manifestanti immortalati mentre strappano la bandiera della Repubblica islamica. A fuoco anche ritratti e statue di Qassem Soleimani, il braccio destro delle Guardie della Rivoluzione islamista, ucciso con un drone americano nel 2020. Le proteste si intensificano in Iran, dove la folla marcia ormai da 13 giorni in oltre 170 città, Teheran inclusa. I simboli del regime finiscono sotto attacco dei manifestanti, che a loro volta periscono sotto la violenza e il fuoco delle forze di sicurezza. La lista delle vittime accertate si allunga e supera quota 51, tra cui 9 minori. Gli arresti sono almeno 2000 secondo Iran Human Rights. Ma è certamente un bilancio parziale quello della seconda settimana di rabbia in Iran, un'ira deflagrata per quel mix esplosivo di mancanza di pane e diritti, ora che la crisi economica e l'inflazione mordono come mai prima.