I legali di John Elkann ostentano sicurezza parlando di un «atto dovuto» dopo che nel dicembre scorso il gip Antonio Borretta aveva ordinato alla Procura di Torino (che aveva chiesto l’archiviazione) l’imputazione coatta e ricordano di aver già presentato ricorso in Cassazione. Ma la notizia che la Procura di Torino ha preparato la richiesta di rinvio a giudizio per Elkann e per il commercialista Gianluca Ferrero, nell’ambito dell’inchiesta che ruota intorno all’eredità di Gianni Agnelli (originata dalle rivendicazioni della figlia Margherita), rischia di creare un cortocircuito che potrebbe far saltare l’accordo raggiunto lo scorso settembre tra la Procura ed Elkann, che anche in virtù del versamento di 183 milioni di euro all’Erario, prevedeva il via libera alla messa in prova del nipote dell’Avvocato. L’11 febbraio, infatti, si terrà l’udienza dedicata alla proposta di messa alla prova per Elkann, sulla quale il tribunale potrebbe trovarsi a decidere dopo che il presidente di Stellantis avrà ricevuto la, a questo punto inevitabile, richiesta di rinvio a giudizio.
Blocco del traffico davanti alla Stazione Centrale: decine di trattori in piazza Duca d’Aosta per dire no all’accordo Ue-Mercosur. Gli agricoltori denunciano concorrenza sleale e chiedono tutele per il settore.










