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Ultimo aggiornamento: 14:05

La Procura di Torino ha formulato la richiesta di rinvio a giudizio per dichiarazione infedele a carico del patron di Stellantis John Elkann e del commercialista Gianluca Ferrero nel secondo filone dell’inchiesta sull’eredità di Gianni Agnelli. Si tratta della conseguenza obbligata dell’imputazione coatta ordinata dal gip Antonio Borretta, che a dicembre aveva respinto la richiesta di archiviazione nei confronti di Elkann e Ferrero, accogliendola invece per gli altri indagati (Ginevra e Lapo Elkann, i fratelli di John, e il notaio svizzero Urs von Grünigen). Contro quella decisione la difesa di John Elkann ha presentato ricorso in Cassazione.

Nel filone principale dell’indagine, Elkann ha versato all’Agenzia delle Entrate 183 milioni di euro per ottenere il parere favorevole della Procura alla messa alla prova, il procedimento speciale che estinguerebbe l’accusa di truffa ai danni dello Stato in relazione alle imposte e alla tassa di successione non pagate sul patrimonio della nonna, Marella Caracciolo, vedova dell’avvocato Agnelli. In questo secondo procedimento, invece, i pm Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Giulia Marchetti contestano false dichiarazioni sui redditi di donna Marella relative al 2018 e ai primi tre mesi del 2019 (la vedova morì il 23 febbraio di quell’anno). Il gip Borretta, a differenza di quanto ipotizzato dalla Procura, ha ritenuto queste accuse non assorbite dal reato di truffa. Si renderà ora necessario un nuovo passaggio in udienza preliminare, dove l’accusa potrebbe insistere a chiedere il proscioglimento.