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L'obiettivo è favorire la continuità occupazionale, sostenere la genitorialità e dare più tempo alle famiglie, senza gravare sui conti delle imprese
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di Bilancio 2026 entrano in vigore misure che puntano a rendere più gestibile l’equilibrio tra vita privata e lavoro, intervenendo sul D.Lgs. n. 151/2001 (Testo unico su maternità e paternità). Il perno della riforma, contenuta nei commi 219 e 220, è l’estensione delle “finestre” temporali entro cui i genitori possono utilizzare congedi e permessi: l’obiettivo è rafforzare la tutela delle famiglie e sostenere la continuità occupazionale, soprattutto femminile.
La novità più evidente riguarda l’art. 32: dal 1° gennaio 2026 il congedo parentale può essere esercitato nei primi quattordici anni di vita del bambino, non più entro i dodici. Cambia quindi il “quando”, non il “quanto”: resta fermo il limite complessivo massimo di dieci mesi (elevabile in alcune ipotesi, come nel caso del padre che fruisca di almeno tre mesi continuativi o frazionati). La riforma conferma anche la ripartizione già nota dei periodi tra madre, padre e genitore unico, ma amplia la flessibilità di utilizzo, consentendo di impiegare il congedo anche in fasi della crescita in cui emergono nuove esigenze scolastiche, educative o relazionali.






