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L'impronta delle "finanziarie" varate dal governo in carica dal 2022. Aiutare le fasce produttive, dare fiato al lavoro e cercare la crescita
Ogni manovra economica è sempre una coperta troppo corta per qualcosa o per qualcuno, fa delle scelte e non ne fa delle altre. È la ragione per cui la politica di un governo va misurata dalla somma delle sue manovre, non da una sola: e, nel caso del governo Meloni, fuor di preconcetti o di propaganda, la direzione complessiva parrebbe quella di voler alleggerire il lavoro, ricostruire la fascia produttiva del Paese, difendere il reddito reale e creare le condizioni per la crescita: questo, almeno, si ricava dalle analisi comparate dell'Ufficio di Bilancio, del Mef, di Eurostat nonché del Sole 24 Ore e del Corriere della Sera.
Il fantasmatico ceto medio viene banalmente individuato nella maggioranza di italiani che lavora, paga le tasse, sostiene il welfare ma è anche colpito dall'inflazione e dalle tasse stesse: una maggioranza trascurata (parrà strano) perché è ritenuta troppo agiata per essere aiutata ("ricca") anche se è troppo tartassata per vivere tranquilla, e troppo povera per fare investimenti.






