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Le tre misure che consentono l’uscita anticipata dal lavoro saranno prorogate: nessuna rivoluzione in vista, ma una conferma della linea di continuità sul fronte previdenziale

Nel capitolo previdenziale della prossima legge di Bilancio, il governo sceglie la via della continuità. Nessuna rivoluzione, ma la conferma di tre strumenti che negli ultimi anni hanno rappresentato le principali vie d’uscita anticipata dal mondo del lavoro: Quota 103, l’Ape Sociale e Opzione Donna. Tre misure diverse per struttura e finalità, accomunate dall’obiettivo di offrire maggiore flessibilità a chi, per età o condizioni personali, non può o non vuole attendere la pensione di vecchiaia. Soluzioni temporanee, nate come risposte a esigenze specifiche, che continuano a svolgere il ruolo di cuscinetto in un sistema pensionistico ancora in cerca di una riforma organica e duratura.

Introdotta negli ultimi anni come compromesso tra esigenze di sostenibilità e richieste di maggiore libertà nel lasciare il lavoro, Quota 103 resta la formula più conosciuta per l’uscita anticipata. Per accedervi servono almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi. Chi matura i requisiti dopo il 1° gennaio 2024 deve però attendere una finestra mobile: sette mesi per i lavoratori del settore privato e nove per quelli pubblici. In sostanza, anche chi raggiunge la “quota” non potrà smettere di lavorare subito, ma dovrà aspettare lo scorrere del periodo di differimento previsto.