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9 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 13:45

Della fase attuale ricorderemo non solo le intemerate di Trump, ma anche la linea di galleggiamento con cui il governo Meloni sta affrontando le emergenze in corso, con arretramenti e rimandi che costeranno cari a questa e alle prossime generazioni. Qui voglio prendere in considerazione il profondo arretramento in corso sui temi della transizione energetica, che avviene in una specie di zona franca a cui l’opinione pubblica presta scarsa attenzione.

Proprio a cavallo del cambio d’anno, mentre gli Stati Uniti provano a prendere possesso delle riserve di gas e petrolio del mondo, il ministro Pichetto Fratin sul Messaggero del 5 gennaio avanza la richiesta di fare dell’Italia l’hub europeo del metano, mentre propone il mantenimento in riserva attiva delle centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi. Un autentico “bengala nella notte” non avvistato nemmeno dal campo largo, così attento alle esternazioni da equilibrista di Meloni. Nelle dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente c’è il compimento di un cambio di passo già annunciato a Bruxelles nelle pressioni per una regressione dell’ex Green Deal Ue e inverato nella posizione contro l’abbandono dei fossili esplicitata dalla delegazione italiana alla Cop30 di Belem.