"Sono solo un uomo che ha visto la sua vita travolta dal sospetto di un duplice delitto.
Le morti di Isabella e di sua mamma sono spiegabili, ed è stato fatto in maniera logica dai miei difensori. È stata solo una tragedia. Quello che voglio farvi comprendere è che io non ne porto la responsabilità. Sono innocente e non smetterò mai di gridarlo. Per me, per i miei figli e per la verità, senza la quale non c'è giustizia".
Lo ha detto ai giudici l'ex medico della Virtus Giampaolo Amato, al termine dell'appello per gli omicidi di moglie, Isabella Linsalata e suocera, Giulia Tateo. In primo grado è stato condannato all'ergastolo.
La Corte di assise di appello di Bologna, al termine delle brevi dichiarazioni spontanee dell'imputato, è entrata in camera di consiglio, senza dare un orario per la sentenza. La Procura generale aveva chiesto conferma dell'ergastolo.
Amato è accusato degli omicidi, con mix di farmaci, della moglie, ginecologa di 62 anni, morta nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 2021, e della suocera, 87 anni, deceduta 22 giorni prima della figlia.








