"Sono solo un uomo che ha visto la sua vita travolta dal sospetto di un duplice delitto. Le morti di Isabella e di sua mamma sono spiegabili, ed è stato fatto in maniera logica dai miei difensori. È stata solo una tragedia.

Quello che voglio farvi comprendere è che io non ne porto la responsabilità. Sono innocente e non smetterò mai di gridarlo.

Per me, per i miei figli e per la verità, senza la quale non c'è giustizia". Lo ha detto ai giudici l'ex medico della Virtus Giampaolo Amato, al termine dell'appello per gli omicidi di moglie, Isabella Linsalata e suocera, Giulia Tateo. In primo grado è stato condannato all'ergastolo.

La Corte di assise di appello di Bologna, al termine delle brevi dichiarazioni spontanee dell'imputato, è entrata in camera di consiglio, senza dare un orario per la sentenza. La Procura generale aveva chiesto conferma dell'ergastolo. Amato è accusato degli omicidi, con mix di farmaci, della moglie, Isabella Linsalata, ginecologa di 62 anni, morta nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 2021, e della suocera Giulia Tateo, 87 anni, deceduta 22 giorni prima della figlia. "Non ho commesso quello che mi viene addebitato - ha ribadito Amato, detenuto da aprile 2023 e che si è sempre detto innocente - Non ho ucciso mia moglie e mia suocera, non ho mai commesso un gesto di violenza verso altre persone. Sono un medico, ho dedicato tutta la mia vita alle cure". "Solo l'idea che si pensi che abbia fatto del male a Isabella, a sua mamma e quindi ai miei figli è insopportabile. Sono stato dipinto come una persona che non sono e non sono mai stato, come un essere avido e spregiudicato, in grado di far male alla donna con cui ha vissuto con amore per oltre 40 anni e con cui - ha detto con voce rotta - ha messo al mondo due figli meravigliosi, Annachiara e Nicola, che non credono possa essere colpevole e mi hanno aiutato a sopportare il processo, la condanna e una lunga carcerazione". "Non sono un uomo né migliore né peggiore di tanti altri. Non avevo motivo per pensare che la nostra situazione familiare non si sarebbe risolta, come del resto stava accadendo, in maniera come sempre civile e concorde". Per "le mie vicende sentimentali ho fatto soffrire molto Isabella e i miei figli, la mia figlia che mai ho smesso di amare. Per questo sono completamente devastato, ma questo non è un reato, non ne ho mai commessi in vita mia".