BOLOGNA – Dietro l’omicidio di Giulia Tateo e Isabella Linsalata vi furono “motivazioni egoistiche, che definiscono un tratto di personalità privo di profili umanamente o eticamente comprensibili. Sono state soppresse due vite, tramite una condotta non solo premeditata, ma anche freddamente e lucidamente portata ad esecuzione con modalità di grande scaltrezza”. Si legge nelle motivazioni della sentenza d’appello dello scorso 9 gennaio con cui è stato confermato l’ergastolo per l’oculista Giampaolo Amato per la morte di suocera e moglie, avvenute rispettivamente il 9 e il 31 ottobre 2021.
Le due donne, secondo la tesi accusatoria, sarebbero state uccise da Amato con un mix di sevoflurano (un anestetico) e midazolam, una benzodiazepina. Per i giudici d'appello, l'imputato non ha "attribuito rilevanza alcuna alla considerazione che la condotta omicida avrebbe pesantemente nuociuto ai due figli", così come "non vi è traccia di rivisitazione critica alcuna di tale comportamento da parte sua". Sul punto, la corte spiega che questa valutazione non dipende dalla "negazione di responsabilità" da parte di amato, ritenuta "un atteggiamento comprensibile in ogni imputato", quanto piuttosto "dalla sua linea difensiva, che comporta la descrizione della moglie- in realtà madre e professionista medico inappuntabile- come di una donna affetta da lungo tempo da una dipendenza da benzodiazepine ormai incontrollata, incapace di autocontrollarsi e di astenersi dall'assunzione smodata di tali farmaci, fino a morirne".







