Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Il suo vero nome era Isidore Ducasse e della sua vita sappiamo pochissimo. Ma la sua furia poetica ha anticipato molti dei movimenti novecenteschi
Perché si consolidi un culto, il corpo del suo ispiratore un corpo, a tutti gli effetti, messianico deve sparire. È la regola del sepolcro vuoto al cospetto dei sepolcri imbiancati, dell'ascetica ascensione o del corpo vilipeso fino a sfinire, irriconoscibile.
Isidore Ducasse morì il 24 novembre del 1870, in un albergo, al civico 7 di rue Faubourg-Montmartre, Parigi, dove si era trasferito da poco. Degli ultimi mesi della sua esistenza terrena non si sa nulla: la nota sull'atto di morte è tombale, Sans autres renseignements; tra gli ospiti dell'albergo risultavano registrati un insegnante, un commissario, un fornaio, un gioielliere. Il corpo di Isidore Ducasse sparì in una specie di fossa comune, presso l'attuale cimitero di Montmartre; fu disseppellito pochi mesi dopo e sepolto in un'altra branca del cimitero; pare che le spoglie non reclamate siano finite nell'ossario di Pantin. L'anno prima, Isidore Ducasse aveva pubblicato il primo dei suoi Chants de Maldoror (ora nella sgargiante traduzione di Luca Salvatore per la Nuova Universale Einaudi, pagg. XXXVI+680, euro 36); preferiva l'anonimato, scelse di firmarsi "Comte de Lautréamont". Al "Signor Verboeckhoven" che insieme ad Albert Lacroix guidava la "Librairie Internationale" belga che lo avrebbe pubblicato Isidore scrisse che nei suoi Chants, il libro che lo aveva, letteralmente, assassinato, "ho cantato il male... naturalmente, ho esagerato un po' il diapason per fare del nuovo nel senso di quella letteratura sublime che canta la disperazione soltanto per opprimere il lettore, e fargli desiderare il bene come rimedio".






