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Da anni al lavoro per le Ong, Trentini è in cella per cospirazione, in totale isolamento In tutto gli italiani a Caracas sono 27
Quando il presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodríguez, annuncia il rilascio di un "numero importante" di prigionieri dalle carceri venezuelane, tra cui molti stranieri, le speranze per la liberazione del cooperante italiano Alberto Trentini si rafforzano. Così come quelle per gli altri 27 italiani. Da giorni, il governo di Giorgia Meloni sta lavorando ancora più intensamente affinché il 46enne di Venezia, detenuto nel carcere di Caracas dal 15 novembre 2024, torni presto in Italia. "Il governo ha lavorato sin dal primo giorno per la sua liberazione. Ogni parola in più, può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda", ha detto solamente qualche giorno fa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
Dopo giorni di attesa, la famiglia del cooperante - in prigione da oltre 400 giorni - ha lanciato un appello a "evitare qualunque strumentalizzazione" in giornate che potrebbero risultare cruciali. Sono ore di angoscia e di speranza per Armanda ed Ezio Trentini, che stanno seguendo dalla loro casa al Lido di Venezia gli sviluppi della vicenda. I genitori, assistiti dall'avvocata Alessandra Ballerini, invitano a "rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto". Parole che sottintendono che la trattativa, seppure con margini di manovra resi ancora più stretti da quanto avvenuto, sta andando avanti.















