PADOVA - Ora che avvicinarsi a una pompa di benzina non equivale più ad un mezzo salasso, il faro e le attenzioni delle forze dell’ordine sono tutte puntate sui gestori dei distributori e dei depositi. Il motivo? Evitare le truffe allo Stato messe in campo da benzinai e grossisti giocando sull’applicazione o meno di determinate accise sui carburanti. E accertarsi, anche, che i distributori di carburante rispettino le normative sui prezzi dei prodotti.

È per questo che il comando provinciale della guardia di finanza di Padova – nel solco di quanto sta accadendo in tutta Italia – ha intensificato i controlli (già serrati) sulle pompe di benzina e su chi smercia all’ingrosso. In sostanza verrà verificata – come si legge in una nota del Comando generale della guardia di finanza – «l’osservanza delle norme in materia di trasparenza e pubblicità, tra cui gli obblighi di comunicazione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la corretta esposizione, nonché la relativa corrispondenza con quelli effettivamente praticati al consumatore».

Parlare di stretta sarebbe esagerato, dal momento che la verifica sul rispetto delle accise sui carburanti è uno dei cardini del lavoro quotidiano dei comandi provinciali della guardia di finanza, ma è innegabile che dal Governo sia arrivata una pungolatura ad alzare l’attenzione dopo che la legge di Bilancio per il 2026 approvata dal Parlamento ha ridotto di 4,05 centesimi al litro la tassazione sulla benzina (facendola scendere dopo mesi sotto la quota di 1,6 euro al litro nella maggior parte dei distributori, tanto di marca quanto le pompe bianche) con aumento – di pari importo – di quella sul gasolio. Per tutelare consumatori e le stesse casse dello Stato, infatti, i finanzieri verificheranno i registri e i prezzi proposti dalle singole pompe di benzina del Padovano per contrastare sul nascere eventuali evasioni delle imposte attraverso la vendita ai clienti di carburanti (benzina e gasolio) nascosti al Fisco evitando che vengano applicate le accise richieste ma anche giocando su una falsa classificazione a livello merceologico dei carburanti stessi, la loro irregolarità nella circolazione e la mancata tracciabilità tra l’acquisto all’ingrosso e la vendita al dettaglio al cliente che fa benzina. Sotto la lente, quindi, anche i depositi, oltre ai distributori stradali.