VENEZIA - Oltre duecento ore di filmati raccolti in tutto il territorio, decine e decine di messaggi analizzati non solo nel contenuto ma anche attraverso i dati della geolocalizzazione del cellulare. E poi l’ascolto dei testimoni, dei conoscenti, i controlli in divisa e in borghese, persino l’attivazione di un drone dei vigili del fuoco e della sua fotocamera termica per scandagliare i campi tra la laguna e il Naviglio del Brenta. Il lavoro dei carabinieri e della procura di Venezia è stato rapido ma sistematico, meticoloso, «perché agire in fretta non è tanto importante quanto farlo con precisione, così da assicurarsi che tutto quello che viene raccolto possa essere effettivamente utile a ricostruire l’accaduto e le diverse responsabilità», come ha spiegato ieri il procuratore vicario Stefano Ancilotto, che assieme al pubblico ministero Christian Del Turco ha coordinato il lavoro dei militari.
Così, lunedì, gli uomini dell’Arma hanno bloccato Riccardo Salvagno, accusato dell’omicidio volontario del 25enne Sergiu Tarna; l’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla giudice per le indagini preliminari Claudia Ardita ha la data del giorno precedente, e sempre il 4 gennaio era stato emesso anche un mandato di arresto europeo: a quattro giorni dal ritrovamento del cadavere del barista di origini moldave, insomma, gli uomini del comandante provinciale Marco Aquilio e del tenente colonnello Giuseppe Battaglia sapevano già dove andare a cercare l’assassino, individuato tra Tenerife e Madrid, in Spagna. Alla fine, però, il fuggitivo è stato preso sulla porta di casa propria, nel giorno dell’Epifania: era tornato in Italia, è scappato in un casolare abbandonato, poi quando è stato messo alle strette ha ripiegato verso il suo cancello.








