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Ultimo aggiornamento: 13:48
Con Memorie di un rivoluzionario, pubblicato da Elèuthera nel novembre 2025, torna in libreria una delle opere autobiografiche più importanti del pensiero politico moderno. Non si tratta soltanto del racconto di una vita fuori del comune, ma di un documento storico e umano che attraversa l’Ottocento europeo e russo, illuminando dall’interno la nascita dell’anarchismo e le contraddizioni di un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali.
Pëtr Alekseevič Kropotkin, principe russo (moscovita) diventato scienziato, geografo, esule rivoluzionario e teorico dell’anarchismo, affida a queste pagine una narrazione che unisce memoria personale e riflessione politica, affresco storico e manifesto etico. Lontano dalla retorica del militante, Memorie di un rivoluzionario colpisce per il tono sobrio e analitico: Kropotkin osserva sé stesso e il mondo con lo sguardo curioso dello studioso, prima ancora che con la passione dell’attivista.
Il libro ripercorre l’infanzia aristocratica alla corte dello zar, l’esperienza nell’esercito nel Corpo dei cosacchi, le spedizioni scientifiche in Siberia, da cui ha inizio la sua stretta collaborazione con la Società geografica russa, la rocambolesca fuga dalla Russia nel 1876 (evadendo dal carcere di San Pietroburgo), l’esilio in Europa occidentale (Svizzera, Francia e soprattutto Inghilterra), il ritorno nel 1917 in Russia (dove muore povero, per scelta, nel 1921), dopo lo scoppio della rivoluzione e la presa del potere da parte dei bolscevichi (che nelle parole di Kropotkin sarà la “tomba della rivoluzione”). Kropotkin racconta come la realtà osservata sul campo, fatta di miseria delle masse contadine e operaie da un lato, di corruzione e burocrazia del potere imperiale dall’altro, abbia incrinato la fede nello Stato e nell’autorità, spingendolo verso una critica radicale delle istituzioni e verso l’idea di una società fondata sull’aiuto reciproco, sul mutuo appoggio.






