Macugnaga, Pila, San Martino di Castrozza. Un incidente e due guasti ad altrettanti impianti di risalita in quattro giorni, fra il 30 dicembre e il 2 gennaio. Un po’ troppi per non far scattare l’allarme e sollevare l’attenzione sul tema della sicurezza dei trasporti a fune in montagna. Un volano imprescindibile per l’economia e la sopravvivenza delle terre alte, ma anche un titolo a più colonne quando qualcosa s’inceppa o, peggio, l’incidente si trasforma in tragedia. Come nel maggio 2021 a Stresa, quando il cedimento della fune traente della funivia del Mottarone causò la caduta di una delle cabine in transito, provocando la morte di quattordici persone. Sarà l’analisi della «scatola nera» a illuminare gli inquirenti sulla ragione dell’incidente accaduto martedì scorso alla funivia di Macugnaga, peraltro molto simile a quella del Mottarone, anche come data di costruzione risalente agli anni Sessanta. Di sicuro, come spiegato a caldo anche da Filippo Besozzi, l’amministratore della società che gestisce l’impianto che porta su fino agli oltre 2800 metri del monte Moro, «si è trattato di un inconveniente tecnico. L’impianto non ha correttamente decelerato durante l’avvicinamento delle cabine alle stazioni del secondo tronco: il sistema di frenata è automatico, gestito da congegni elettronici e dobbiamo capire cosa non abbia funzionato». Nonostante l’azionamento del freno di emergenza da parte dei due vetturini, le cabine sono comunque finite contro le barriere di protezione, con 15 passeggeri a bordo. Un incidente serio, anche se per fortuna non c’è stato alcun ferito grave. La funivia ora è stata posta sotto sequestro dalla magistratura.