Prima di Twiggy, di Kate Moss e Naomi Campbell, fu lei a incarnare l’idea di supermodella britannica. Musa dei grandi couturier del dopoguerra, Barbara Goalen contribuì a definire lo stile inglese sulla scena internazionale

di Giulia Mattioli

Quando si parla di supermodelle britanniche l’immaginario collettivo corre subito alle icone globali Kate Moss e Naomi Campbell, o agli anni Sessanta di Twiggy. Eppure, molto prima che la parola supermodel entrasse nel lessico comune, era già esistita una figura capace di esercitare lo stesso potere d’immagine e influenza culturale: Barbara Goalen. Indossatrice richiestissima, musa dei grandi stilisti del dopoguerra, dietro alla sua osannata silhouette si celava una figura sorprendentemente autonoma per i suoi tempi, che gestì la propria carriera con rigore, scegliendo quando iniziare a lavorare, per chi posare, quanto farsi pagare e, soprattutto, quando smettere. In un’epoca in cui le modelle erano spesso considerate meri strumenti, semplici ‘manichini’, la sua fu una presa di posizione importante.

La parabola professionale di Barbara Goalen durò pochi anni, ma ebbe un’intensità straordinaria. Contribuì a definire un’idea di eleganza fashion britannica - misurata, aristocratica e moderna - facendo della consapevolezza personale una componente essenziale del proprio stile. Eppure, nonostante il ruolo centrale che ebbe come musa e pioniera, il suo nome è oggi quasi scomparso dalla memoria collettiva.