Dai campi di mais dell’America più profonda alle passerelle di Versace e Chanel: come una ragazza della porta accanto che veniva dal Midwest ha riscritto l’idea stessa di top model
di Francesca Milano Ferri
Femme fatale per Revlon, “cool girl” in canottiera bianca con una lattina di Pepsi in mano, supermodella a braccetto con Linda e Naomi, eterna “ragazza della porta accanto”. Cindy Crawford compie 60 anni, eppure la sua impronta sulla passerella, come nel sistema moda tutto, è ancora fresca come quando, di anni, ne aveva poco più di una ventina. Dalle copertine all’advertising, fino a tutti quei frammenti di quotidianità collettiva in cui è riuscita a infiltrarsi diventando semplicemente eterna, oltre i confini tra mestiere e mito.
Adolescente dell’Illinois, figlia del Midwest, viene fotografata mentre lavora nei campi di mais durante l’estate. Studentessa brillante, ottiene una borsa di studio in ingegneria chimica alla Northwestern, poi la decisione di lasciare l’università, quando capisce che la moda non è un diversivo ma un destino possibile. In quell’incrocio tra disciplina e ambizione si forma il tratto che la distinguerà per tutta la carriera: l’idea che essere modella sia un lavoro da prendere sul serio, un campo in cui allenarsi come un’atleta. Poi arrivano gli anni in cui tutto accelera e il mondo impara a chiamarla per nome. Tutto in lei ha un fascino magnetico: il neo, la chioma color cioccolato, un’energia diversa, fresca e insieme adulta, non eterea ma viva, reale, inondata di sole. Le passerelle per Versace, Chanel, Calvin Klein, Ralph Lauren, le copertine che si moltiplicano a centinaia, l’industria della bellezza che trova in lei una testimonial capace di parlare a milioni di donne.






