Diversificare i propri investimenti all'interno dei portafogli, alleggerendo l'esposizione verso la Borsa Usa e guardando alle opportunità in Europa e sui Mercati Emergenti dove sono da attendersi "flussi importanti dall'estero".
E ridimensionando le aspettative di allentamento della politica monetaria di Washington, dove "pensiamo che la Fed taglierà ancora una volta, non di più" di fronte a un'inflazione più vicina al 3% che al 2,5%.
Il dollaro, tuttavia, continuerà a vedere condizioni ribassiste. E in Italia, "tutto ci direbbe che potremmo continuare a vedere uno spread Btp-Bund che cala".
A dirlo è Giacomo Chiorino, responsabile analisi di mercato di Banca Patrimoni Sella & C, interpellato sugli scenari dopo un 2025 caratterizzato dalla grande 'disruption' di Trump, con le incognite geopolitiche a partire dalla guerra in Ucraina, e con le Borse che arrivano al 2026 in molti casi sui massimi storici.
Ma con alcune importanti differenze. I mercati Usa, a livello di Borsa, sono "fra i più cari su scala mondiale" e "anche sulla base dei valori storici "siamo su un livello elevato", spiega l'esperto sentito dall'ANSA. E dunque "meglio dare più peso, nel 2026, ad alcuni emergenti, all'Asia", guardare ad opportunità in America meridionale e, sulle Borse europee, "a settori che hanno patito svantaggi regolamentari, come l'auto, o geopolitici". La situazione geopolitica in Ucraina non credo vedrá soluzioni. Ma se ci fossero notizie all'insegna di una pacificazione, "ne beneficerebbero società legate alla ricostruzione e alle infrastrutture, cementifici, autostrade". Nel complesso, una situazione "un po' simile a quella del 2000": nel decennio successivo allo scoppio della bolla dot com "le Borse Usa, fra oscillazioni al rialzo e ribasso, non sono andate molto lontane" mentre i paesi e le valute emergenti, le materie prime, alcuni paesi europei come Spagna e Italia hanno fatto molto bene" prima della successiva correzione con la crisi finanziaria.







