Roma, 7 gen. (askanews) – Il blitz militare con cui gli Stati Uniti hanno catturato in Venezuela il presidente Nicolas Maduro e lo hanno trasferito a New York per essere processato ha avuto un’eco ben oltre l’America Latina. A migliaia di chilometri di distanza, a Taiwan, l’operazione ha riaperto un dibattito sensibile: fino a che punto l’azione americana contro un leader di un paese sovrano può diventare un precedente, e se esista un parallelismo, anche solo teorico, con la pressione crescente esercitata dalla Cina sull’isola democratica che Pechino rivendica come propria.

Nell’opposizione taiwanese, in particolare nel partito nazionalista Kuomintang (KMT), più aperto a un dialogo con la Cina continentale e anti-indipendentista, la mossa di Washington è stata letta come un segnale inquietante. Il vice presidente del KMT, Hsiao Hsu-tsen, ha accusato gli Stati uniti di aver minato l’ordine internazionale basato sulle regole, sostenendo che la cattura di Maduro e di sua moglie Cilia Flores equivale all’applicazione della legislazione interna americana contro uno Stato sovrano. In un talk show, Hsiao ha posto una domanda retorica diventata rapidamente virale: “Vi suona familiare?”. E ha aggiunto che, se la Cina continentale decidesse di far rispettare le proprie leggi nello Stretto di Taiwan, ad esempio usando la Guardia costiera per ispezioni e atti di autorità pubblica, potrebbe richiamarsi allo stesso principio.