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Ultimo aggiornamento: 7:40
La libertà non è star sopra un albero… e men che meno quello dell’Europa di oggi. Sarebbe un dato evidente a tutti, confermato giorno dopo giorno da una crudele indifferenza mascherata da realpolitik, vedi anche solo il caso delle Ong cacciate da Gaza a cui viene impedito di soccorrere i palestinesi per ordine del governo israeliano. Per non dire, soprattutto, del folle piano – beffardamente rinominato ‘Readiness 2030’ – a spendere appunto con Prontezza 800 miliardi di euro per il riarmo, a fronte del solito rigore Ue sui bilanci nazionali, con il riverbero di tagli spietati al welfare e di una drastica riduzione dei finanziamenti anche per la cultura.
Sì, è vero: la Ue non è esattamente ‘l’Europa’. Non sono proprio le ‘nostre donne’ quelle 4-5 signore francesi o tedesche, o estoni o danesi, che hanno sfondato il tetto di cristallo e siedono ai vertici economico-politici delle istituzioni europee percependo sontuosi stipendi e benefit. Ma resta pur vero che non sia assolutamente difendibile quel che fanno in concreto l’Unione e le sue o i suoi pseudo-leader.
Paolo Giordano, che è uno scrittore apprezzato e pregevole, ha inaugurato l’anno del Giornalone milanese che fu la bibbia della buona borghesia, sostenendo che dovremmo stringerci intorno all’idea di libertà che sarebbe ancora oggi rappresentata dall’Europa. E subito l’ex brillante ‘intellettuale dei miei stivali’ di Bettino Craxi, Ernesto Galli della Loggia, ha ribattuto che ai progressisti manca proprio la coscienza che l’Europa può esistere solo con una forte identità di patrie.






