La ricerca sull’Intelligenza Artificiale si sta concentrando non solo su singoli algoritmi, ma anche sui modi in cui gruppi di macchine possano cooperare per svolgere compiti complessi. È l’obiettivo della “swarm robotics”, o robotica di sciame, che mira a sviluppare sistemi composti da più robot capaci di collaborare in modo decentralizzato.

Le ultime novità sono state raccontate a ECAI 2025, la 28esima edizione della European Conference on Artificial Intelligence, che si è tenuta a Bologna: oltre 2 mila ricercatori da tutto il mondo si sono confrontati su temi come etica, sostenibilità, supercalcolo e applicazioni dell’IA nella ricerca e nei servizi pubblici. Tra gli ospiti della conferenza abbiamo incontrato Marco Dorigo, professore alla Libera Università di Bruxelles e direttore di ricerca presso il Fondo delle Ricerca Scientifica belga (F.R.S.-FNRS), tra i fondatori della disciplina.

Marco Dorigo, che cosa si intende quando si parla di sciami di robot?

"Uno sciame è un sistema formato da molti agenti – robot, droni o anche semplici agenti software – che interagiscono tra loro in modo autonomo, in assenza di controllo centrale. È un concetto ispirato alla natura: gli insetti sociali, come le formiche e le api, ma anche gli stormi di uccelli, riescono a muoversi in modo coordinato senza la guida di un leader. Nella robotica cerchiamo di riprodurre artificialmente questi comportamenti collettivi, studiando come l’unione delle azioni dei singoli possa dare origine a un’intelligenza distribuita. Ciascun robot ha un proprio programma di controllo, percepisce l’ambiente con i propri sensori, comunica con i vicini e decide come agire in base a ciò che vede e a come gli altri si comportano: L’obiettivo consiste nel costruire sistemi capaci di coordinarsi spontaneamente, adattarsi ai cambiamenti e mostrare un’intelligenza collettiva che emerge dal basso, dall’interazione continua tra elementi semplici”.