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Yonaguni, avamposto militare giapponese a ridosso di Taiwan, è diventata un nodo chiave nel confronto tra Cina e alleati Usa

I riflettori sono puntati su Yonaguni, un'isola giapponese remota situata a circa 70 miglia a est di Taiwan che negli ultimi anni si è trasformata in un avamposto strategico nel cuore del Pacifico occidentale. Con i suoi radar, missili e un piccolo contingente militare, Yonaguni fa parte della cosiddetta prima catena di isole, una serie di territori utilizzati dagli Stati Uniti e dai loro alleati per contenere l'espansione navale della Cina. Per i circa 1.600 residenti, tuttavia, questa progressiva militarizzazione ha significato passare da un'esistenza scandita dalle maree e dalla raccolta dei gelsi a una quotidianità segnata da tensioni geopolitiche sempre più palpabili.

Come ha spiegato il New York Times nel corso di un lungo reportage, negli ultimi dieci anni il governo giapponese ha investito decine di milioni di dollari per rafforzare Yonaguni come punto di difesa contro eventuali aggressioni cinesi. L'isola ospita oggi circa 230 soldati nipponici, radar avanzati e depositi di munizioni; è anche diventata un nodo cruciale per impedire l'accesso della Marina cinese alle acque del Pacifico orientale in caso di conflitto. L'incremento della presenza militare non è però, come detto, privo di controversie. Alcuni residenti temono infatti di essere trasformati in un possibile bersaglio in caso di escalation. Altri riconoscono invece l'importanza di garantire la sicurezza e la sopravvivenza dell'isola.