Funghi magici e dove trovarli. Un fungo che cresce nelle foreste dello Yunnan, in Cina, sembra uscito direttamente da un libro di favole dei fratelli Grimm con contaminazioni di Jonathan Swift, e non per il suo aspetto, ma per quello che fa vedere a chi lo mangia se non è cucinato a dovere. I locali lo chiamano Jian shou qing (letteralmente “diventa blu nella mano”), e il suo nome scientifico è Lanmaoa asiatica: una prelibatezza culinaria ricercatissima che può provocare nel commensale la visione di minuscoli esseri umani o gnomi. Ne parliamo perché una nuova ricerca condotta da un gruppo di esperti del Natural History Museum of Utah (Nhmu) ha indagato il fenomeno, notando che, a differenza dei classici e già noti “funghetti magici” del genere Psilocybe, non contiene psilocibina, la sostanza tradizionalmente associata agli effetti psichedelici dei funghi, e che ci dev’essere dunque qualcos’altro che provoca visioni così bizzarre.La sindrome di Lilliput: quando la realtà si rimpicciolisceCiò che rende unico l’effetto del Lanmaoa è la specificità delle visioni che induce, riportate aneddoticamente da centinaia di cronache mediche e di racconti popolari, e classificate clinicamente come allucinazioni lillipuziane. Il termine deriva dall’isola di Lilliput descritta nei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, e in medicina indica un tipo di allucinazione, la micropsia, in cui persone, animali o oggetti appaiono molto più piccoli del normale. A differenza delle distorsioni geometriche tipiche dell’Lsd o della mescalina, chi consuma questo fungo tossico infatti riferisce di vedere “persone piccole”: gnomi, elfi o minuscoli esseri umani, alti pochi centimetri, che danzano, marciano o saltano fuori dal piatto e dai mobili. Non è una distorsione vaga, ma una visione figurata, nitida e spesso descritta come “fiabesca”, il che suggerisce un’interazione molto specifica della tossina del fungo con le aree cerebrali deputate al riconoscimento delle figure umane e delle proporzioni spaziali.Il mistero chimico dei funghiIl fenomeno ha attirato l’attenzione del gruppo di Colin Donmauer, ricercatore micologo all’Università dello Utah. La caratteristica che rende il Lanmaoa particolarmente sospetto è la sua reazione al tocco, dalla quale deriva anche la sua denominazione cinese: la carne del fungo, infatti, vira rapidamente al blu intenso quando viene ammaccata o tagliata. Nel regno dei funghi, questo fenomeno (detto bluing) è quasi sempre la firma chimica della psilocibina o della psilocina, alcaloidi responsabili degli effetti psichedelici classici. Tuttavia, quando il gruppo di Denmauer ha sequenziato il dna e analizzato la composizione chimica del fungo, si è trovato di fronte a un enigma: nel Lanmaoa, infatti, non c’è traccia di psilocibina. I ricercatori ritengono che la reazione cromatica sia dovuta ad altri composti di solito trovati nei funghi della famiglia dei boleti (come l’acido variegatico o xerocomico) che però solitamente non sono psicoattivi.Caccia alla molecola sconosciutaLa scoperta del gruppo di ricercatori indica che il Lanmaoa asiatica, molto probabilmente, contiene una sostanza psicoattiva completamente nuova e non ancora identificata, un allucinogeno non psilocibinico capace di ingannare il cervello umano in modo estremamente selettivo. Mentre, come anticipavamo, la psilocibina è una sostanza ormai ampiamente studiata, anche per potenziali terapie contro la depressione, il “composto X” del Lanmaoa rappresenta un’incognita per la neurochimica: lo studio suggerisce che l’evoluzione dei funghi abbia prodotto via biosintetiche parallele per interagire con il sistema nervoso dei mammiferi, e apre la strada a nuove ricerche per isolare questa molecola e comprendere il meccanismo d’azione.