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Ultimo aggiornamento: 16:38

Vasyl Malyuk non è più il capo dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina (Sbu). “Rimarrò all’interno del sistema Sbu per implementare operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale che continueranno a causare il massimo danno al nemico”, ha dichiarato annunciando il passo indietro e aprendo una nuova fase nel difficile rapporto tra i vertici dello Stato e gli organi anti-corruzione.

Militare e poi dirigente di esperienza, insignito l’8 maggio 2025 da Volodymyr Zelensky con il titolo di “Eroe dell’Ucraina“, la più alta onorificenza del paese, Malyuk è stato la mente dell’operazione nella quale a giugno l’Sbu distrusse con i droni una quarantina di aerei militari in quattro aeroporti russi e sotto il suo coordinamento i servizi hanno compiuto tre poderosi attacchi contro il ponte di Crimea, infrastruttura strategica vitale per l’esercito russo e cara a Vladimir Putin per ragioni simboliche: con un camion carico di esplosivi nel 2022, con droni navali Sea Baby nel 2023 e con bombardamenti sottomarini nel 2025.

Ma Malyuk è stato anche uno dei principali protagonisti dello scontro istituzionale verificatosi lo sorso anno tra alcune strutture di nomina governativa e gli organi che si occupano del contrasto alle tangenti, piaga endemica del paese. In particolare è stato il responsabile formale dell’operazione con cui il 21 luglio 2025 i servizi segreti, su mandato del Procuratore Generale Ruslan Kravchenko, fecero irruzione nella sede dell’Ufficio Nazionale anti-corruzione (Nabu), all’epoca già impegnato nell’inchiesta “Midas” sul presunto giro di tangenti per 100 milioni di dollari che ha fatto tremare il governo di Kiev portando alle dimissioni di due ministri e di Andriy Yermak, capo dell’ufficio di Zelensky. Quel giorno gli uomini di Malyuk eseguirono decine di perquisizioni, sequestrando materiale relativo a diverse indagini e arrestando importanti membri del bureau. A finire in carcere fu anche Ruslan Maghamedrasulov, capo dei detective interregionali della Nabu, accusato di “fare affari con la Federazione Russa” e di avere interessi contrari alla sicurezza nazionale. In particolare, la Sbu sostenne che fosse coinvolto con suo padre nella vendita di sementi di canapa tecnica al Daghestan.