Il robusto rimpasto di governo, avviato da Volodymyr Zelensky dopo l'esplosione dello scandalo corruzione, segna uno dei passaggi più controversi e contestati: l'ultima testa a cadere è stata quella del potente capo dei servizi di sicurezza, Vasyl Malyuk, che ha coordinato alcune delle operazioni più eclatanti contro la Russia dall'inizio della guerra.
Il cambio al vertice dell'Sbu è arrivato mentre Kiev è tornata bersaglio dei raid delle forze occupanti, che hanno provocato almeno due morti nella capitale e nelle aree limitrofe. Ai bombardamenti quotidiani fa da contraltare la frenetica attività diplomatica, soprattutto degli occidentali, che lavorano per chiudere il cerchio sulle garanzie di sicurezza. Gli Stati Uniti restano in partita, ed è un'ottima notizia per gli ucraini: gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, parteciperanno in presenza alla riunione dei leader dei Volenterosi domani a Parigi.
Malyuk ha annunciato le sue dimissioni da capo dell'Sbu, che guidava dal 2022, spiegando che sarebbe rimasto all'interno della struttura "per implementare operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale, per infliggere il massimo danno al nemico". Una dichiarazione apparentemente conciliante, che però non cambia la sostanza: Zelensky lo aveva di fatto destituito, proponendogli un altro incarico. E in ambienti ucraini si ricorda che Andrij Yermak, quando era ancora l'ombra del presidente, aveva già tentato di silurare Malyuk per non essere riuscito a impedire l'avvio della maxi-indagine anticorruzione che aveva travolto i vertici di Kiev. Yermak compreso. La guida ad interim del servizio di sicurezza va a Yevhen Khmara, che comandava un reparto operativo.












