Nessuna tregua, nessun segnale di pace da parte di Vladimir Putin e ancora sommovimenti all’interno del governo di Kiev. Il 2026 dell’Ucraina e è iniziato come si è concluso il 2025. E il lungo rimpasto di Volodymyr Zelensky, questa volta, è arrivato ai vertici del Servizio di sicurezza. Ieri a rassegnare le dimissioni è stato Vasyl Maliuk, a capo dello Sbu dal luglio del 2022. E la decisione conferma che all’interno degli apparati di Kiev è ancora in corso una delle partite più importanti per Zelensky: quella di mettere a tacere qualsiasi accusa legata alla corruzione. Una piaga che il presidente ucraino ha deciso di colpire in modo sempre più netto e pubblico anche per dare un segnale di affidabilità a Washington e a Bruxelles. E che ha portato anche a diverse dimissioni eccellenti.

Negli ultimi mesi, le speculazioni sullo scontro tra Sbu e Nabu, l’agenzia nazionale anticorruzione, si sono fatte sempre più insistenti. C’è anche chi sospetta che dietro gli arresti di alcuni uomini dell’anticorruzione vi sarebbe stata la volontà di fermare il lavoro della Nabu prima che arrivasse ai vertici del governo. E la stampa ucraina ha anche ipotizzato il pressing di Zelensky su Maliuk affinché si dimettesse in modo da diventare il “simbolo” del cambio di passo. Una scelta soprattutto di immagine, quindi. E questo, secondo molti osservatori, sarebbe confermato da due elementi. Il primo è che lo stesso Zelensky ha detto di avere discusso con Maliuk il nome del possibile successore, certificando quindi una linea di continuità. Il secondo, invece, è la scelta del presidente di lasciare l’ex capo dello Sbu all’interno dell’intelligence per concentrarsi sulle operazioni contro la Russia.