«Ufficialmente non lo ammetteremo ma posso fornire diversi dettagli». Era l’aprile dell’anno scorso quando Vasyl Malyuk, capo dell’Sbu ucraino, in un’intervista ai media di Kiev spiegava il ruolo suo e dell’agenzia di intelligence di cui è a capo nelle operazioni in territorio russo. E ora, mentre Mosca ancora conta i danni dell’operazione «tela di ragno» che ha colpito i suoi cacciabombardieri, quelle parole diventano profetiche.