Dopo l'operazione «Tela di Ragno», che ha inflitto un duro colpo alla flotta di bombardieri di Mosca colpendo in profondità in territorio russo, l'intelligence di Kiev è riuscita ad assestare un secondo colpo nell'arco di pochi giorni. I servizi di sicurezza ucraini hanno infatti fatto sapere di aver colpito il ponte di Crimea nell'ambito di un'operazione che sarebbe stata progettata per «diversi mesi». Inizialmente alcuni agenti avrebbero minato i pilastri e poi la scorsa notte gli ordigni sarebbero stati fatti detonare. L'esplosione - viene spiegato - avrebbe danneggiato gravemente i supporti subacquei dei piloni al livello inferiore mentre non ci sarebbero civili coinvolti. Sarebbero stati utilizzati 1.100 kg di esplosivo. «Nessuna struttura russa illegale ha posto sul territorio del nostro Stato. Pertanto, il Ponte di Crimea è un obiettivo assolutamente legittimo, soprattutto considerando che il nemico lo ha usato come arteria logistica per rifornire le sue truppe», ha osservato il capo dello Sbu, tenente generale Vasyl Malyuk. Nessun commento ufficiale da parte russa se non la notizia, riportata da alcuni canali social, che il traffico sul ponte è stato interrotto per tre ore attorno all'alba di martedì ma la struttura è stata riaperta alle 9. Si tratta del terzo attacco ucraino al ponte di Crimea, che collega la penisola con la Russia. Il primo attacco si verificò l'8 ottobre 2022 con l'esplosione di un camion che fece divampare un enorme incendio. Nel luglio 2023 ci fu poi un secondo attacco alla struttura e due campate vennero distrutte.