L'obiettivo, dichiarato, sono 19 medaglie.

Perché per la terza Olimpiade invernale in casa l'Italia non vuole certo sfigurare: e così a 20 anni dai Giochi di Torino, quando manca solo un mese a quelli di Milano Cortina (il 6 febbraio la doppia cerimonia), la corsa verso il d-day con l'accensione dei due bracieri ufficiali si fa serrata. Non senza qualche inciampo, però.

Nelle Olimpiadi di neve e ghiaccio n.25, le prime con due città (distanti 400 km) a dare il nome all'evento e anche le prime decisamente diffuse (oltre a Milano e alla località ampezzana, sono sedi olimpiche Rho, Assago, Bormio, Livigno, Predazzo, Rasun-Anterselva, Tesero e Verona protagonista anche se solo per la cerimonia di chiusura), a 30 giorni dal via crescono attesa con i consueti timori. Questi relativi soprattutto a logistica e ritardi nei lavori.

In Piazza Duomo a Milano e in Piazza Angelo Dibona a Cortina, tra le luci delle feste ormai ai titoli di coda, i due grandi Countdown Clock continuano a scandire l'inesorabile avvicinamento al grande evento. E se sono in doppia cifra i portabandiera, anche i conti non scherzano: a San Siro sfileranno Arianna Fontana, la regina dello short track c'era anche nel 2006 allora poco più che bambina, e Federico Pellegrino, n.1 del fondo al suo ultimo evento sugli sci; mentre a Cortina tocca a Federica Brignone, protagonista di un recupero monstre dopo l'infortunio che l'ha tenuta ferma dallo scorso aprile, e Amos Mosaner, olimpionico del curling che nella perla delle Dolomiti avrà la sua sede di gara. Il piano dei Giochi prevede 98 opere per un investimento complessivo di 3.54 miliardi di euro, di cui solo il 13% dedicate alle Olimpiadi e l'87% alla legacy, soprattutto per interventi stradali o ferroviari (per ogni euro destinato alle opere indispensabili ai Giochi, se ne spendono 6,6 per quelle che restano in eredità ai territori coinvolti).