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Ultimo aggiornamento: 13:08
Maledetto United. Ma forse meglio, senza offesa ci mancherebbe, “maledetto” Ferguson: dopo di lui il diluvio, come dimostra l’esonero di Ruben Amorim, annunciato in una Manchester paralizzata dal gelo e dalla neve. Via il tecnico portoghese dopo quattordici mesi di passione e di delusioni, avanti un altro. Ennesimo ribaltone di un club che, dall’addio del 2013 di Sir Alex, l’uomo che regnò per 26 anni e portò i Red Devils in cima al mondo, non ha mai trovato pace.
Amorim è stato cucinato a dovere dai risultati deludenti – lo United è sesto in Premier -, dalla sua testardaggine, dalla rottura dei rapporti con il direttore sportivo Jason Vilcox, dalla contestazione dei tifosi e dalle parole di sfida rivolte alla dirigenza dopo l’1-1 con il Leeds (“sono venuto qui per fare il manager, non semplicemente l’allenatore. So benissimo di non essere Conte, Mourinho o Tuchel, ma sono fatto così e non cambierò nei diciotto mesi che restano del mio contratto. Io, di sicuro, non mi dimetto”).
Anche il fuoco amico dei grandi ex dello United ha contribuito ad affondare il portoghese, strappato allo Sporting Lisbona nel novembre 2024. Sono le vedove inconsolabili di Alex Ferguson e della belle époque di un ventennio di successi, espressione della rivincita di una città grigia come il suo cielo, protagonista di battaglie sindacali ai tempi della rivoluzione industriale e in cui il calcio, oggi, è un’icona della modernità. In mancanza di reliquie, a parte qualche rudere del periodo mancuniano, lo stadio Old Trafford è uno dei siti più visitati dai turisti. Pensa te.











