Inter, che testa. Domina il Bologna che ne era la bestia nera (solo 2 vittorie nelle precedenti 9 sfide) con una testa, appunto, da capolista. Da squadra che vuole mandare un segnale al Milan e al Napoli che avevano già archiviato i loro doveri ma anche e soprattutto a sé stessa. Come se volesse autoconvincersi di avere tutti gli attributi per essere lassù: testa (sempre lei), cuore, anima. E poi polmoni, piedi, giocatori come Lautaro che alzano il rendimento fino a livelli vertiginosi, e non solo per l’assist a Zielinski per l’1-0 (39’, tiro mancino dal limite del polacco dopo grande combinazione della ThuLa) e la zuccata per firmare personalmente il 2-0. E giocatori come Thuram che segna il 3-0 in modo fortunoso, con un calcio d’angolo che gli piove sulla spalla, ma dopo una partita di duelli che ricorda da vicino quelle giocate dal francese contro Bayern e Barcellona nella Champions dello scorso anno. Poi Castro segnerà il 3-1 della bandiera che non cambia nulla, se non dare all’Inter il fastidio del clean-sheet mancato.

L’Inter è perfettamente consapevole della partita che l’aspetta.

Si vede chiaramente che la sfida in Supercoppa è servita per ripassare: la pressione del Bologna, al solito, è feroce, ma i nerazzurri provano a uscirne comunque con il gioco dal basso per mandare a vuoto gli avversari e mettere loro sfiducia. È questa l’arma che Chivu sceglie per sgonfiare la squadra di Italiano, che altrimenti non si spaventa di nulla, nemmeno dei tre tiri subiti nel giro dei primi venti minuti, cosa a cui è poco abituata essendo la seconda in campionato a concederne meno dopo l’Inter. Così la naturale lotta del primo tempo si trasforma in un’onda nerazzurra che cresce e travolge il Bologna nella ripresa. E la prestazione dei felsinei c’è, esiste, lo dimostra anche il gol di Castro, e per questo avvalora quella dei nerazzurri.