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L'Opec lascia intatta la produzione temendo uno choc da offerta. Ecco come cambierà il mercato dell'energia
Ieri l'Opec+, il cartello dei principali Paesi produttori di petrolio (Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman), ha deciso di mantenere invariata la produzione a circa 33 milioni di barili al giorno. La possibilità di ripristinare l'offerta di ulteriori 1,65 milioni di barili al giorno sarà valutata nel secondo trimestre. La nuova variabile venezuelana è stata infatti decisiva per la scelta definitiva. Il cartello sa bene che Caracas, oggi marginale con meno dell'1% dell'offerta globale, rappresenta una mina potenziale per l'equilibrio dei prezzi che nel corso degli ultimi dodici mesi sono scesi di oltre il 20% (maggior calo dalla crisi Covid del 2020) con il Wti a 57 dollari e il Brent a 60 dollari.
Un ritorno graduale del Venezuela sui mercati, favorito dal cambio di regime e dal sostegno americano, potrebbe immettere nel medio periodo milioni di barili aggiuntivi, ridisegnando gli equilibri interni all'Opec+ e costringendo Arabia Saudita e alleati a una gestione molto più attenta delle quote. Il mercato osserva, ma non sottovaluta quello che potrebbe diventare uno dei più grandi shock di offerta degli ultimi decenni. Che, va detto, per l'Italia e per l'Europa sarebbe un'ottima notizia.







