Ci sono i colectivos, le milizie volontarie di civili che già presidiano le strade. E i motorizados, che da Petare sono scesi a migliaia per unirsi alla manifestazione convocata da quel che resta del governo a plaza de la Candelaria per protestare contro il raid degli Usa. Ma anche la gente comune, che si contende le telecamere di Vtv, la tv di Stato per dire che «il Venezuela non si arrende».

Quasi 700mila abitanti, case e baracche addossate le une alle altre. Petare è uno dei ranchitos, i quartieri popolari, più grandi non solo di Caracas, ma di tutta l’America Latina. Insieme al 23 de Enero, altra zona complicata della capitale, è stata una delle roccaforti del chavismo. È lì che le prime misiones – i programmi sociali avviati quando Chàvez per la prima volta ha vinto le elezioni – hanno portato acqua corrente, assistenza sociale, ambulatori medici e scuole. E che migliaia di abitanti, nati e cresciuti senza che fosse mai stata registrata la propria esistenza, hanno avuto per la prima volta documenti e formale identità.

La foto di Maduro scortato: il nemico come trofeo da esibire, l’antica tentazione del vincitore

di Michele Smargiassi

05 Gennaio 2026