Nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio gli Stati Uniti hanno colpito Caracas e altre aree del Venezuela e catturato Nicolás Maduro. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato sul social network Truth che l'omologo venezuelano è stato preso insieme alla moglie Cilia Flores e ora si trova in carcere a New York. Maduro è stato accusato di narcotraffico e commercio illegale di armi dalla procuratrice generale del distretto meridionale di New York, Pam Bondi.Cosa sappiamo finoraL'attacco USA in VenezuelaLa conferenza stampa degli Stati Uniti e lo show di TrumpNicolás Maduro, storia di un regimeLe reazioni del governo venezuelanoLe reazioni dal mondoLe speranze per Alberto Trentini“Non è chiaro se si sia consegnato”Perché si è arrivati all'attacco al VenezuelaL'attacco USA in VenezuelaFerhan Kanca/Anadolu Agency via Getty Images

Secondo l'agenzia di stampa Associated Press le esplosioni avvenute in Venezuela sarebbero state almeno sette, in mezz’ora. Caracas sostiene che siano stati bombardati obiettivi militari e civili, tra cui infrastrutture elettriche. Sarebbero cinque le aree colpite: la capitale Caracas, la base militare di Fuerte Tiuna (centro nevralgico della difesa venezuelana), oltre a obiettivi nelle aree di Miranda (porto), La Guaira (base aerea) e Aragua. “Un’operazione brillante”, l’ha definita Trump in una telefonata con un giornalista del New York Times a pochi minuti dalla notizia. Ci sarebbero vittime civili, secondo quanto riportato da fonti locali.La foto di Nicolás Maduro a bordo della Iwo Jima postata da Donald Trump sul suo social Truth