La scelta è stata presa nei giorni passati dalla Prefettura di Genova ed è diventata operativa nelle scorse ore. Due magistrati che stanno lavorando all’indagine su Mohammed Hannoun e sugli altri indagati accusati di concorso e partecipazione in associazione terroristica (ovvero Hamas) sono finiti sotto tutela. Una sorta di scorta “attenuata”, ma che comporta comunque una sorveglianza costante, sia nei luoghi pubblici che negli spazi privati.

Il primo è il pubblico ministero titolare del fascicolo, Marco Zocco, che fa parte della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo. Ha aperto l’inchiesta su Hannoun e i suoi presunti complici nell’ottobre del 2023, dopo aver ricevuto le prime carte da parte di polizia e guardia di finanza. D’ora in avanti, e fino a nuova valutazione, ci sarà un militare delle fiamme gialle a seguirlo in ogni spostamento dal proprio domicilio.

E sotto tutela è finita pure la giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini. Ovvero la magistrata che ha autorizzato intercettazioni, sequestri e soprattutto firmato l’ordinanza cautelare che ha mandato in carcere Hannoun e altre sei persone (due, ricordiamo, sono all’estero).

La decisione di salvaguardare l’incolumità dei due magistrati non è figlia di minacce o gesti specifici, ma è legata a doppio filo all’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas. E segue un’altra misura stabilita dal Comitato per l’ordine e la sicurezza istituito in Prefettura, la sorveglianza fissa davanti al tribunale di Genova. Dallo scorso 31 dicembre una pattuglia a rotazione di carabinieri, polizia e guardia di finanza presidia l’ingresso di palazzo di giustizia. Il clima, insomma, non è dei migliori, tanto più che ci sono altri due pm già sotto tutela: il procuratore capo Nicola Piacente e l’aggiunto Federico Manotti. Entrambi per motivi legati a indagini sul mondo anarchico.