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3 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:59
“Governeremo il Paese fino a quando sarà necessario“. Donald Trump rivendica così, ufficialmente, in conferenza stampa da Mar-a-Lago, il colpo di Stato col quale gli Stati Uniti hanno deposto il presidente venezuelano Nicolas Maduro, catturato nel blitz Absolute Resolve di venerdì compiuto dalle forze speciali Usa, dalla Dea e dalla Cia. Un’operazione giustificata con l’accusa del traffico di droga gestito dal leader bolivariano ma che è soprattutto un colpo forse fatale a uno dei nemici di Washington in Sudamerica e avamposto della Cina nel continente. Non l’ultimo, forse, dato che quando gli viene chiesto della situazione a Cuba risponde “aiuteremo anche loro”. E poi minaccia il presidente colombiano Gustavo Petro: “Si guardi le spalle. Produce droga, non si faccia beccare”.
Che non si tratti di un’operazione mossa da esigenze democratiche o legate al traffico di stupefacenti traspare da un passaggio fondamentale nel suo discorso: “Faremo intervenire le nostre grandissime compagnie petrolifere degli Stati Uniti, le più grandi al mondo, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture gravemente danneggiate, le infrastrutture petrolifere, e inizieranno a fare soldi per il Paese”. Per fare ciò, sarà necessario che alla guida del Paese sieda una figura che abbia un forte legame con Washington e tra i nomi circolati c’è anche quello della nuova Premio Nobel per la Pace, Corina Machado. Ma il presidente ha smentito: “La stimo, ma non ha abbastanza sostegno nel Paese per poterlo guidare”. Le decisioni su chi mettere alla guida del Venezuela devono ancora essere prese: “Stiamo designando delle persone, vi faremo sapere chi sono”, ha detto Trump che però svela già dei contatti tra l’amministrazione Usa e la vice di Maduro, Delcy Rodriguez, “pronta a fare il necessario per aiutare”, come comunicato al segretario di Stato Marco Rubio.













