La linea difensiva del finanziere spione, Pasquale Striano, è sempre stata ancorata, nelle rarissime dichiarazioni a lui attribuite, a una premessa: le decine di migliaia di accessi abusivi sarebbero state la conseguenza di tortuose e complesse indagini antimafia che lo avrebbero costretto a compulsare, freneticamente, le banche dati. Non altro. Non interessi personali tanto meno economici.
Una ipotesi che, come abbiamo già scritto, vede particolarmente scettico il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, che, in una nota inviata alle Procure di Perugia e Roma, è arrivato addirittura a suggerire delle piste investigative per approfondire il «mercato delle informazioni riservate», riconducibile al tenente delle Fiamme gialle, e soprattutto per svelare il suo legame con un imprenditore della sicurezza, tale Gabriele Spedicato. Titolare, quest’ultimo, della Gladius investigations di Grottaferrata, attiva in «servizi di investigazione privata».
I rapporti tra i due, effettivamente, emergono chiaramente dagli atti dell’indagine sul dossieraggio. E non vertono certamente su temi di specifica competenza della Direzione nazionale antimafia. È una relazione quasi sempre a senso unico: Spedicato contatta Striano chiedendogli informazioni su soggetti di suo interesse, e questi interroga i terminali e gli passa tutte le notizie disponibili. Come, ad esempio, la ricerca dei titolari di numeri di telefono stranieri; l'individuazione di luoghi di residenza e attività lavorative e visure societarie. Cortesie (illegali) tra amici?







