I faldoni dell’inchiesta sulle spiate nelle banche dati investigative ai danni di esponenti del mondo della politica, delle istituzioni e non solo, che ha prodotto 56 capi d’imputazione per le 23 persone indagate, contengono le tracce che portano dritte al complotto Metropol come epicentro di un complotto politico-finanziario russo-italiano. A un’ossessione che non è solo una storia, ma un format. Costruito, emerge dalle informative, su un metodo: quello del tenente della Guardia di finanza, Pasquale Striano, l’investigatore del Gruppo Sos della Direzione nazionale antimafia attorno al quale ruota tutta l’indagine della Procura di Perugia, poi trasferita a Roma.
La Commissione non sembra conoscere ostacoli nell’ormai disperato tentativo di assicurare un prestito per le ormai semivuote casse di Kiev. A Ursula von der Leyen non è bastata la lettera del premier belga Bart De Weiver, né il secco rifiuto da parte della Bce (ieri ribadito da Christine Lagarde in audizione al Parlamento Ue) di predisporre un prestito «paracadute» per gli Stati membri, qualora questi ultimi fossero costretti a onorare in pochi giorni la garanzia eventualmente prestata alla belga Euroclear, depositaria dei fondi russi. La bozza del testo, che si intende adottare e su cui si cercherà il consenso politico durante il Consiglio europeo del 18 dicembre, ripropone pedissequamente tutte le idee già bocciate dai belgi nei giorni scorsi e anzi rilancia sugli importi e sul tema delle garanzie. Due sono gli aspetti molto controversi.









